Questo oratorio sorge a pochi passi dal confine sud di Pianzano verso il comune di Codognè, oggi come sempre appartiene alla famiglia Pizzinato che si insediò in paese sul finire del 1600.

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Su questo oratorio si sono sedimentate negli anni tutta una varietà di racconti popolari senza alcun fondamento storico di cui abbiamo già parlato nel capitolo delle Ciacole di paese; alcuni racconti parlano di una antichissima fondazione del XII secolo quando ipoteticamente la famiglia Pizzinato sarebbe arrivata dal Friuli in occasione della sagra di Sant'Urbano, altri racconti parlano di un antico monastero di frati dei più svariati ordini. Tutte queste favole hanno addirittura trovato credito in alcune pubblicazioni di storia locale.

La storia dell'oratorio è diversa, ma non per questo meno affascinante, anzi!

 

Nel XVI secolo gran parte del territorio compreso tra Meschio e Monticano era occupato da acquitrini e zone paludose, che si alternavano con pascoli e boschetti di roveri, pianta allora molto diffusa nel nostro territorio.

Questi territori incolti venivano proficuamente sfruttati dagli abitanti dei villaggi limitrofi e non era certo chiaro dove terminava la giurisdizione di ciascun paese; lo sfalcio delle erbe, lo sfruttamento dei prati e dei boschetti rappresentava una fondamentale fonte di sostentamento per i nostri antenati in aggiunta ai magri redditi delle loro terre. Con la penetrazione della Repubblica di Venezia nella terraferma, questa rivendicò il dominio delle terre ad uso pubblico lasciando l’usufrutto perpetuo a quelle comunità che da sempre vi avevano condotto il pascolo o lo sfruttamento della terra; questi beni vengono detti beni comunali e per espressa disposizione non possono essere ridotti a coltura, ma debbono rimanere a pascolo o a bosco.

Agli inizi del ‘500 la Repubblica di Venezia cominciò a mettere mano all’ingente patrimonio fondiario dei beni comuni per far fronte al crescente sforzo bellico; si affacciano nelle nostre terre due importanti famiglie pronte ad acquistare queste terre, l’una di antico lignaggio come i Tiepolo, l’altra rappresentante la nuova generazione della nobiltà, i Toderini.

I nuovi proprietari non portano alcuna innovazione agricola nei nuovi terreni riproponendo la cerealicoltura accoppiata alla vite maritata agli alberi, quasi mai lasciano a pascolo i loro nuovi acquisti: i coloni sono costretti alla produzione di cereali e vino che gli sono necessari per pagare il canone e sostentare la famiglia.

Dal punto di vista agronomico la rotazione grano-mais o sorgorosso ha soppiantato i pascoli della campagna del “Palù Mazor” e dei boschetti, togliendo spazio all’allevamento bovino che però sarebbe stata l’unica fonte di letame per dare ristoro ai seminati in rotazione: sono le basi della crisi profonda che attanaglierà le campagne venete del XVIII secolo.

SGB5La famiglia Toderini si impossessa di vasti territori tra Pianzano, Codognè e paesi limitrofi ponendo a governo delle terre alcune famiglie locali che così acrebbero il loro status sociale ed economico, una di queste famiglie fu appunto quella dei Pizzinato che nel tardo 1600 si trovò ad amministrare le terre dei Toderini a Levada e qui costruì una villa rustica i cui resti si possono ammirare ancora oggi: le forme architettoniche ad archi ornati da maschere bustrofediche hanno fatto pensare ai nostri nonni che potesse trattarsi di un convento...  

      

     

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Conserviamo una lettera (qui sopra) indirizzata dall'allora rettore di Pianzano, pre Giulio Scarpis, al patriarca di Venezia Baduar per richiedere a nome di Girolamo Pizzinato il permesso per l'edificazione di un nuovo oratorio presso la sua villa;la fondazione dell'oratorio risale quindi al primo ventennio del 1700.

Originariamente l'oratorio fu intitolato a San Girolamo e mantenne questa intitolazione fino alle soglie del 1800 quando venne cambiato in titolo nell'attuale San Giovanni Battista.

Per tutto il 1700 l'oratorio godette di grande fortuna, poteva contare sulla presenza fissa di due sacerdoti, l'uno Giovanni Battista Pizzinato figlio del fondatore Girolamo Pizzinato e l'altro pre Milanese un povero sacerdote privo di sostentamento (da qui forse un altro elemento che tramandato ha suggerito l'idea dell'esistenza di un convento). I due sacerdoti si prodigarono per la cura spirituale dei popoli della Levada, l'assistenza ai malati e ai moribondi nonchè altre opere spirituali e religiose.   

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Intanto muoriva il fondatore Girolamo Pizzinato e per sua volontà si fece sepellire al centro dell'oratorio insieme a sua madre Domenica e alla seconda moglie donna Emilia. Dopo il restaure di questo secolo le loro spoglie riposano ora nella cappella di famiglia a Codognè.

Nel 1761 muore anche Giovanni Battista e viene sepolto nell'arca plebanale di Pianzano nel coro della vecchia chiesa di San Lorenzo.

Siamo nel periodo di massimo splendore dell'oratorio, alle visite pastorale appare fornito di ogni arredo liturgico necessario, di una pala di Maria SS con i santi Girolamo e Giovanni Battista, nonchè altri quadri votivi del transito di San Giuseppe e della S. Famiglia. Periodicamente si svolgono celebrazioni liturgiche e anche votive come la nota processione in occasione delle rogazioni.

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La stagione degli oratori pubblici dura però ben poco e il passaggio di Napoleone segna l'ideale inizio di una lenta decadenza fino alle definitiva chiusura sancita (vedi foto a fianco) dal vescovo Sigismondo Brandolini Rota al parrocco mons. Possamai. Sul finire dell'800 moltissimi oratori pubblici e privati letteralmente sparirono nel giro di pochi anni cadendo in rovina o venendo intenzionalmente demoliti, questo fu anche il rischio che corse l'oratorio di San Giovanni Battista: al tempo della prima guerra mondiale crollò completamente il soffitto.

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Dai ruderi l'oratorio risorse per iniziativa di Giovanni Battista (Bati) Pizzinato (qui ritratto con la sorella Maria) diretto discendente della famiglia e proprietario di quello che restava della piccola chiesetta. I restauri si conclusero in breve tempo e nel 29 Agosto del 1929 poteva essere inaugurato nuovamente con grande solennità. Il restauro fu condotto con estremo rispetto per la storia dell'edificio nonstante i 40 anni di oblio, la nuova pala a decoro dell'altare fu realizzata da un giovanissimo Giovanni Modolo da Santa Lucia per interessamento di mons. Morando parente della famiglia Pizzinato e primo estimatore del talentuoso pittore.

L'alatre fu realizzato ex novo delle dimensioni e forme analoghe di quello che era stato l'altare precedente, anche il campaniletto con le sue campane (che diedero il nome alla contrada "Campanelle") fu ripristinato nella sua funzione.

    

    

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Qui a lato è riprodotto il San Giovanni Battista di Giovanni Modolo, copia esatta del medesimo soggetto opera del Tiziano. 

 

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A sinistra una foto dell'oratorio con i bambini della borgata neglia nni '40, a destra una foto della custode Severina Zago recentremente scomparsa, con la figlia all'esterno dell'oratorio.

    

Dal recupero dell'oratorio fino ai nostri giorni, le festività del santo titolare sono celebrate con gran devozione e partecipazione della borgata il 24 giugno e il 29 agosto di ogni anno, specialmente nella festività della nascita si tiene anche un piccolo rinfresco che un tempo assumeva anche le dimensioni di una piccola sagra.

Per approfondire sulle tradizioni, vai alla pagina: Tradizioni della festa di San Giovanni Battista delle Campanelle.

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 L'interno dell'oratorio oggi.