L’oratorio di Sant’Urbano è stato recentemente recuperato e restituito alla comunità di Pianzano dopo una minuziosa opera di conservazione, restauro e valorizzazione, questo processo di recupero di un bene storico preziosissimo ha permesso anche di ricostruirne la storia attraverso i rilievi archeologici e tecnici nonchè incrociando i dati con le fonti storiche disponibili. Oggi Sant'Urbano è diventato sede di attività culturali

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LE ORIGINI E SANT’URBANO I

L’edificio sorge su terreno fluvioglaciale determinato da un antico corso del fiume Meschio, sopra ad esso (siamo sui 50 cm di profondità) è stato rilevato un terreno argilloso-limoso strutturato in modo da far pensare ad una attività agricola che ci rimanda alla Centuriazione Romana: sono stati trovati frammenti di tegole e cocci di epoca Romana.

Su questa base sono state trovate le fondamenta del primo edificio (Sant’Urbano I) che misurava circa 9,5x6,0 mt costruito in maniera semplice con ciotoli e malta di mediocre qualità, una fattura che rimanda ad un periodo anteriore o intorno all’anno 1000: la presenza di malta tra i ciottoli fa pensare ad un periodo post-Longobardo.

Certamente questa chiesetta era legata fin dal principio con l’antichissima Fiera di S.Urbano.

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Nella foto, le fondamenta originarie di Sant'Urbano I

  

SANT’URBANO II

Il precedente edificio non sopravvive che 100-200 anni e poi venne interamente demolito e sostituito con un nuovo fabbricato leggermente più grande i cui muri perimetrali sono i medesimi che vediamo oggi, l’abside era caratterizzata da un arco molto più aperto, ma sempre con volta a catino; di questa struttura ci restano i bellissimi mattoni che disegnavano l’arco come vediamo in foto qui sotto. Probabilmente a questa epoca risale la finestrella stretta sul fondo dell’abside che per molto tempo rimarrà l’unica fonte di luce dell’edificio.

Sono state rinvenute tracce di affreschi che decoravano questa volta absidale ormai interamente perduta.

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Le frecce in giallo indicano le tracce dell'arco santo di Sant'Urbano II, all'interno sono state trovate tracce di colore.

   

SANT’URBANO III

Intorno al 1200 – metà del 1200 l’abside viene completamente rifatta con un arco più stretto e con volta a catino, della medesima forma che possiamo ammirare ancora oggi sebbene ricostruita nella parte superiore.

Nel tardo 1200 sono collocati gli affreschi che oggi possiamo solo in parte ammirare: l’abside era occupata dalle Teoria degli Apostoli e sopra di questi un Cristo Pantocreatore in trono circondato da più piccole figure (perdute salvo i piedi) di santi (due per parte) tra cui si può intuire Sant’Urbano (?) per via della veste Pontificale.

Ai lati dell’arco santo, a sinistra San Giovanni Battista, a destra San Michele, sopra di loro (completamente perduta) poteva trovarsi una rappresentazione dell’Annunciazione come da tradizione pittorica dell’epoca. Il “Maestro di Pianzano” che dipinse l’opera è anonimo e inquadrabile nella scena pittorica dell’Alto Trevigiano della fine 1200. Sono stati evidenziati parallelismi di stile con pitture coeve nella chiesa di San Giorgio di Manzana di Formeniga che fanno pensare alla stessa mano.

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Maestro di Pianzano, particolare degli affreschi, qui sotto visione di insieme

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Le fonti di archivio non ci dicono chi furono i committenti della chiesa e delle pitture che si distinguono per la loro ricchezza, specie dei pigmenti di azzurrite, è un fatto però che le terre nelle vicinanze appartenessero ai nobili Coderta sicuramente non estranei a Sant'Urbano e alla sua Fiera.

Posteriori agli affreschi sono state scoperte tracce di un grosso incendio sviluppato sull’angolo nord est che ha costretto un parziale rifacimento della pavimentazione.

Passano circa 400 anni senza che risultino fonti storiche significative sulla chiesetta, finchè la pieve di San Fior non passa nelle mani del Patriarcato di Venezia nel 1400. L'oratorio perde però prograssivamente importanza a favore della nascente Parrocchia di Pianzano e della sua chiesa parrocchiale di San Lorenzo appena un Km più nord.

La prima descrizione storica in una visita pastorale risale al 1615 quando l’oratorio viene trovato con l’altare senza pala e senza ornamenti; la porta d’ingresso non ha “seratura né cadenazzo da serrarla” e sta “giorno e notte aperta et esposta agli animali et a molte cose illecite”. Vi si celebra una volta all’anno, il giorno di Sant’Urbano. Il beneficio ha di rendita 3 staia di frumento (circa 280,5 litri) e poco vino, beneficio antichissimo e appartenente alla Mensa Patriarcale di Venezia.

Nelle visite successive compare una pala d’altare sempre descritta come “malridotta” e nonostante i solleciti del Patriarca, non vengono fatte opere di restauro.

Anche se nelle descrizioni delle visite pastorali non se ne fa cenno, sicuramente tra 1500-1600 vengono realizzati dei decori parietali a festoni e alcune figure votive ai lati della volta di cui conserviamo qualche traccia, in particolare sull'angolo nord-est (lo stesso dell'incendio) che presenta diversi strati pittorici votivi.

Nel giugno 1647 la volta a catino collassa sotto il peso dei suoi anni trascinandosi dietro probabilmente parte del tetto.

   

SANT’URBANO IV

Per anni l’oratorio rimane in macerie finchè viene restaurato per interessamento della famiglia Benedetti e riccamente decorato con motivi a finte architetture e colonne decorate da motivi floreali; non viene ripristinata la volta a catino, ma viene innalzato un muro di tamponamento che snatura la chiesetta trasformandola in uno stanzone con una piccola sacrestia. Viene anche creata una balaustra frontale in muratura e aperti ampi finestroni a semiluna sulle pareti.

Per questi imponenti lavori radicali, la famiglia Benedetti entra in lite con il Patriarca per l’attribuzione della proprietà e del beneficio di S.Urbano: il Patriarca Sagredo (in duplice veste di giudice e ricorrente) mantiene la proprietà dell’Oratorio facendo apporre il suo stemma sopra l’ingresso (vedi foto precedente), ma farà ampie concessioni alla famiglia Benedetti e ai suoi eredi.

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Bellissimi decori a finte architetture della fine del '600, da notare le pitture floreali e i segni dei finestroni seicenteschi.

   

Il 1700 è un secolo di progressivo degrado per l’Oratorio, addirittura le fonti storiche registrano abusi sul luogo di culto che viene utilizzato come cantina per le mastelle di latte fresco e di pari passo la devozione andava lentamente scemando complice anche lo spostamento del luogo della Fiera di Sant'Urbano dal tradizionale sito a est della Chiesetta alle nuove aree incolte nel Campardo.

  

SANT’URBANO V

Nel corso dell’800 Sant’Urbano sopravvive a se stesso, pur poco frequentato come edificio di culto viene radicalmente restaurato sul finire del secolo  per interessamento di mons. Possamai con la chiusura dei finestroni e l’apertura di finestrelle più strette a cui poi sarà data una improbabile forma a cuspide (sull’esterno).

Viene ricostruito il campaniletto nella forma che possiamo vedere anche oggi. Ogni altra pittura viene probabilmente coperta sulle pareti laterali, in tutto o in parte.

Viene però provveduta una pala (1882) di S. Urbano con S. Giovanni Battista e S. Antonio opera di Antonio Dal Favero e sul paliotto d’altare (1894) fu dipinta una “Pesca Miracolosa” opera di Demetrio Alpago.

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Due quadri votivi (ora a Levada) un tempo posti ai lati della pala di Sant'Urbano.

   

SANT’URBANO V

Dopo il primo dopoguerra, l’Oratorio cessa definitivamente la sua funzione liturgica e viene convertito di fatto ad Asilo Parrocchiale sotto la guida della celeberrima maestra Papessa a cui rimandiamo alla scheda. (vai alla storia della Maestra Papessa)

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La "scolaresca" della famosissima Maestra Papessa ritratta conlo sfondo della parete Nord di Sant'Urbano.

   

SANT’URBANO VI

Con gli anni ’40 del secolo scorso inizia il periodo più buio quando l’edificio viene riconvertito come civile abitazione (anche se effettivamente non lo diventerà mai), di questo periodo rimane traccia nella sfumatura azzurrina dei mattoni di cotto del tetto e successivamente come ricovero attrezzi e ripostiglio.

Negli anni ’80 e ’90 come sede di società sportiva (C.S. Pianzano), il suo definitivo abbandono determina un rapido deterioramento delle strutture murarie.

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Ricordi del periodo più difficile

  

SANT’URBANO VII

Per interessamento dell’Amministrazione Comunale l’immobile viene reso pubblico e restaurato radicalmente con i fondi del GAL rendendo possibile quello che a molti sembra un miracolo: Sant’Urbano è tornato ad un nuovo antico splendore.

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